INIZIO  
RASSEGNA STAMPA

 

EREDE DI PAVAROTTI

Dieci anni fa fu catapultato sul palcoscenico della Scala per sostituire Luciano Pavarotti come Nemorino nell'Elisir d'amore. Era un giovane tenore promettente e quell'esordio fortuito gli regalò la prima vera notorietà. Da allora Vincenzo La Scola ha fatto molta strada, ha il suo zoccolo duro di fan e il suo nome figura nella rosa delle future celebrità.
Il 15 ottobre La Scola ritorna alla Scala con Nemorino, personaggio molto frequentato in questi anni, tanto da essergli diventato familiare: "E' un ruolo da me molto amato. E' un personaggio che ti obbliga a ripassare la tecnica vocale: devi rimettere a posto tutto tenendo conto della tessitura".
Dopo Elisir, La Scola,affronterà Luisa Miller ed Ernani aspettando conferme sul suo impegnoper l'anno verdiano scaligero (2001). Non è solo al repertorio operistico che il tenore sta però pensando: in questi giorni è a Londra per incidere un disco a due voci con Cliff Richards, giocato sull'incontro fra lirica e canzone melodica. "Non mi fermerò qui. Ho altri progetti simili. Chiamiamola contaminazione, o legge della domanda e dell'offerta. E' questo che il pubblico chiede".

LA SCOLA CANTA LA "FURTIVA LACRIMA". PENSANDO AI GIOVANIdi G. B. (Famiglia Cristiana n. 40/1998)

Scala, stagione d'autunno.
Dopo i balletti e i concerti, ecco l'opera: si ricomincia giovedì 15 ottobre con L'elisir d'amore di Donizetti, uno spettacolo che ha diversi motivi di interesse: il direttore è l'emergente Massimo Zanetti; il regista Ugo Chiti si è fatto le ossa nella prosa e nel cinema, anche come autore; scene e costumi sono quelli del disegnatore Tullio Pericoli, uno straordinario personaggio che è già stato sommerso di elogi quando, con questa messinscena, ora adattata alle esigenze della Scala, esordì a Zurigo; Nemorino e Adina sono il tenore Vincenzo La Scola e il soprano Elizabeth Norberg-Schulz. Come a dire, le premesse ci sono, e non è un caso che siano previste dieci recite.
La Scola fece il suo esordio alla Scala proprio come Nemorino, nell'88, sostituendo Pavarotti. Ultimamente, è ritornato per Mefistofele e Traviata diretti da Muti. E' un cantante di nuova generazione: "La Lirica ha bisogno di andare incontro alla gente puntando su commistioni con generi più accettati dai giovani, di prezzi bassi e di nuovi spazi". La recente esperienza di Tosca in uno stadio di Roma lo ha esaltato. L'intreccio con l'altra musica per lui è pane quotidiano. Era tra gli interpreti di Genesi di Battiato a Parma, ora fa coppia con Cliff Richard, una voce di spicco nel rock. Hanno già cantato assieme, si ripresenteranno a Londra, a Natale, e atanno preparando un cd per la Emi. E' uno specialista di Donizetti, Verdi, Puccini. Ma ha tanti altri interessi. E conclude: "Sono un cantante moderno".

COME FRAINTENDERE L'ELISIR D'AMORE - di Lorenzo Arruga (Il Giorno, Il Resto del Carlino,La Nazione del 18/10/1998)

... La straordinaria storia di Nemorino e Adina che, ignari della magia di un simpatico ciarlatano dominatore e della fortuna di un'eredità compiono orgogliosamente da soli la scoperta di amarsi, è scomparsa.
In mezzo a questa intenzione disegnatrice e distratta, accattivante ed estranea all'opera, gli interpreti si sono destreggiati con buona volontà collaborativa. Vincenzo La Scola è oggi il tenore più donizettiano, ha cantato con grande garbo e una certa stupita interiorità, lodevolmente ...

DONIZETTI, NEANCHE LA SCALA FA DECOLLARE IL SUO "ELISIR" - di Carla Moreni (Avvenire del 17/10/1998)

Un tempo, d'autunno, c'erano gli esami di riparazione. Adesso c'è Donizetti. A Bergamo, a Milano, l'autunno sembra diventato la stagione più propizia al compositore: si dedicano a lui convegni, si ripropongono le sue opere. Nessuna però tra queste ultime vendemmie, ci è parsa memorabile. Nemmeno l'attuale della Scala, che mette in scena fino ai primi di novembre (con ben dieci repliche più la "prima") un Elisir damore su carta velina. In bilico -se bilico è possibile- tra approssimazione e stucchevolezza, con qualche buon momento, a titolo personale, dei cantanti.
Cantano con una certa personalità tutti i cantanti e naturalmente "Una furtiva lacrima" -distillata con elegante tecnica da Vincenzo La Scola- chiama tutte quelle del teatro ...

UN ELISIR NAIF PER ORECCHIE FINI - di Paolo Isotta (Corriere della Sera del 17/10/1998)

... Eppure il pubblico punta il massimo dell'attenzione su Nemorino e sulla Furtiva lagrima. Vincenzo La Scola la canta bene e con inflessioni espressive; l'emozione lo ha occasionalmente più minacciato che tradito. In generale, ed è ancora più pericolo evitabile che realtà effettuale, osserviamo in lui una minor chiarezza di dizione, uno "squillo" con tendenza a farsi freddo, un forzare un po' l'organo. Si preservi, lo supplichiamo, e faccia attenzione al repertorio. Egli è una delle nostre poche ricchezze tenorili: "chi poco tene, caro tene". Caro ci è e caro vorremmo tenercelo ...

IL TENORE LA SCOLA: COSI' MI LIBERO DAI RUOLI ANTIPATICI - di L. Du. (Corriere della Sera del 15/10/1998)

"Ho un grande affetto per Nemorino e per l'Elisir, l'unica opera rimasta nel mio repertorio dall'inizio della mia carriera, perché è divertente, mi permette di esprimere la mia natura, spontanea e romatica, da simpatico ragazzo di buona famiglia. In genere, interpreto ruoli antipatici, come quello del Duca di Mantova o di Alfredo", confessa Vincenzo La Scola, il tenore palermitano che stasera dopo 10 anni torna con quel ruolo alla Scala.
"Sarò un Nemorino intelligente, ingenuo,ma non stupido, che sa scrivere, non firma con la croce -rivela-. Ringrazio Chiti per questa interpretazione. E non intonerò Quella furtiva lacrima con malinconia, ma da uomo che scopre che la donna desiderata è innamorata di lui. Ma, la revisione musicale di questo Elisir prevede che io canti anziché 'Adina quest'oggi no', 'Aspetta quest'oggi no'. Avrò torto, ma quell'Adina implorante, intonato da tutti i tenori è più coerente. La revisione non deve essere legge, anche se spesso è interessante, come quella fatta da Gossett per Rigoletto, che ho inciso con Muti."
E che cosa pensa dei registi moderni? "Che credono di avere a che fare con un mondo loro, non accorgendosi che hanno a che fare con la musica. Ho trovato registi lirici che non conoscono il tempo musicale. Sono contrario alle trasposizioni d'epoca esasperate. I registi mitteleuropei non sanno apprezzare la nostra musica. Per questo la ridicolizzano".
L a Scola difende la nuova generazione dei tenori, i centravanti dell'opera, "non più dei dilettanti con grandi doti, ma capaci di approfondire i ruoli, di leggere le partiture. Sono più musicisti anche grazie all'aiuto dei direttori. Si è passati dal divismo del cantante a quello del direttore. Levine e Mehta sono più popolari perché hanno diretto i concertoni".
La Scola sostiene che oggi un cantante per diventare una star deve agire molto. "E' più famoso Bocelli di 15 veri tenori. I tre tenori sono famosissimi non soltanto per la carriera ufficiale. Ma li approvo perché portano nuova gente alla lirica, e aiutano il mercato discografico" dice confessando di aver cercato popolarità contaminandosi con la musica pop.
"Ho oinciso un disco, 'Vita mia' per la EMI con Cliff Richard, la rock-star scozzese. E mi esibirò con lui a Londra il 15 e il 17 novembre. E' un modo per attirare giovani alla lirica" racconta 'scandalizzato' per il miliardo e mezzo investito per il video-clip girato in Portogallo, "per fare un'opera si ha paura di spendere tanto".
E' anche entrato, primo lirico, nella Nazionale dei cantanti, dove giocano Ramazzotti e Morandi. "Ho anche cantato prima di una partita Nessun dorma".
E gli impegni lirici? "Mi piacerebbe molto cantare Trovatore con Muti. Nell'anno verdiano farò Ernani e Bohème al Metropolitan di New York. E ora mi aspetta una Tosca con con Mehta a Monaco di Baviera". La Scola trova il tempo di leggere libri, "sono pazzo di Camilleri", per andare al cinema "amo Demi Moore e Francesca Neri", guardare molto il televisore, "seguo soprattutto dibattiti e politica, condivido la mossa di Cossutta che ci ha salvato dalle mani di Berlusconi, sono un uomo di sinistra. Stimo Veltroni, ma vorrei che si impegnasse per la lirica come fa per il cinema".

IL DOLCE "ELISIR" - di Elvio Giudici

... La regia di Ugo Chiti aderisce mirabilmente al naturalismo fantasioso di Pericoli e alla struggente levità di Zanetti sbozzando caratteri mai sviliti nella caricatura, il cui forte spessore umano viene esaltato -anziché contraddetto, come potrebbe parere- proprio dalla sfrenata estrosità dei costumi ... Merito anche del cast, naturalmente, che alla strepitosa bravura scenica unisce ottima tenuta musicale. A differenza d'alcuni tromboni suoi colleghi, Vincenzo La Scola perde poco tempo a promozionarsi e molto invece ad affinare lo slendido timbro in una linea vocale solida, facile, luminosa, ricca di efficaci sfumature espressive ...

DONIZETTI DA "DESSERT" ALLA SCALA - di Rubens Tedeschi (l'Unità del 17/10/1997)

Delle quattro opere di Donizetti programmate nella passata stagione, La Scala ne ha lasciata una per ottobre, L'elisir d'amore, da assaporare come un dolcetto alla fine del pranzo. Preparato, portato in tavola e gustato lietamente dal pubblico che si è leccato le dita, ossia, fuor di metafora, ha applaudito i celebri momenti dell'operina e soprattutto gli interpreti, giovani e bravi come si conviene. ...
Con Nemorino si è andati sul sicuro: Vincenzo La Scola, già applaudito dieci anni orsono, non è un vero tenore di grazia, sfoggia però un bel timbro rotondo e intona con tenerezza la celeberrima "furtiva lagrima" ...

MA IL MAXISCHERMO NON SI ADDICE A TOSCA - di Lorenzo Arruga (Il Giorno, Il Resto del Carlino,La Nazione del 20/07/1998)

Due occhi ammiccanti, felici, si alzano da un foglietto appena ricevuto: sono quelli di Renzo Giacchieri, appena nominato sovrintendente dell'Arena di Verona. Il foglietto è quello con i dati della serata, per la "prima" di "Tosca" di Puccini. Mormora: "Un miliardo e 400 milioni di incasso". Grandi spese, investimenti, ma anche ritorni, in una dei rarissimi luoghi al mondo dove l'opera possa essere fatta in un grandissimo spazio e non perdere molto nella qualità. E attorno infatti fioriscono i riti. Il pubblico che arriva da tutto il mondo vede mescolati tifosi abituali e curiosi; e tutti sono uniti, come in questa circostanza, dalla voglia di applaudire. "Tosca" si dispone sul palcoscenico grande dell'Arena come un racconto semplice e accurato, dove i personaggi hanno vita e personalità ...
Il tenore Vincenzo La Scola era un po' più sule sue, un po' per l'impostazione data al personaggio, giustamente in bilico tra saggio patriottismo e non troppo folle passione, un po' per un canto pulito e generoso, ma più calibrato e attento che capace di affacciarsi alle fascinose soglie del rischio e della dedizione assoluta. Comunque, anche lui sembra sulla strada di una buona costruzione del suo personaggio ...

SE TOSCA E' CLASSICA, OLA PER PUCCINI - di Arrigo Quattrocchi

... Questa Tosca romana aveva il merito di potersi rivolgere parallelamente tanto al neofita quanto all'intenditore, grazie anche a una compagnia di canto di ottimo livello ... Vincenzo La Scola certo fra i migliori Cavaradossi in circolazione, improntato al modello lirico di Di Stefano ...

TOSCA INFIAMMA LA CURVA NORD - di Romano Tripodi

... La vera e lieta sorpresa della serata è stato Vincenzo La Scola. Pacato nella recitazione il giovane tenore è stato un Mario Cavaradossi decisamente convincente e il suo finale, senza volere richiamare paragoni improponibili, ha costituito il degno suggello al capolavoro di Puccini ...

PERCHE' STORCERE IL NASO SE LO SPETTACOLO EMOZIONA?

... Successo anche per Vincenzo La Scola con voce robusta e ben curata, un Cavaradossi "uomo tranquillo" che sa affrontare con dignità la morte nonostante il breve cedimento al rimpianto ("E lucean le stelle") ...

OLIMPICO: UNA TOSCA DA ... OLA - di Rocco De Palma

Ha debuttato lunedì sera nello Stadio Olimpico "Tosca", il capolavoro di Puccini diretto da Daniel Oren (per la regia di Giuliano Montaldo, l'allestimento di Luciano Ricceri, i costumi di Elisabetta Montaldo Bocciardo), con Maria Guleghina, Ruggero Raimondi e Vincenzo La Scola sulla scena. Un vero e proprio evento, sottolineato dai quattordicimila spettatori accorsi, letteralmente in delirio per Puccini e la sua eroina "Floria Tosca". Un delirio, per l'appunto, da stadio, forse ancor più sentito di quello che viene fuori quando la Nazionale di calcio disputa gare cruciali. E proprio questo delirio da stadio nello stadio, fornisce la prova che la "Lirica" ormai non può essere considerata retaggio culturale di pochi eletti. Oggi il "Melodramm" con le sue emozioni ed i suoi indiscutibili valori, corre ad incontrare il cuore di tutti là dove questi cuori battono più fortemente: lo stadio, con il suo popolo così genuino, così sincero e così variegato; un popolo capace di gioire, emozionarsi, addolorarsi, con una purezza di sentimento senza pari.
E il Teatro dell'Opera, dopo la "Turandot" dell'estate scorsa, ha vinto ancora. Ha vinto perché, ancora una volta, è riuscita ad incontrare la gente comune, ogni ceto sociale, qualsiasi colore politico, amici e nemici, tutti accomunati dalla gioia per l'arte che diventa patrimonio di bellezza intima di ognuno. Il Teatro dell'Opera, con operazioni come quelle di "Turandot" prima e "Tosca" oggi, adempie appieno al proprio ruolo di promotore, conservatore e divulgatore della cultura del melodramma e lo fa affidandosi al massimo della qualità artistica ...

Ma c'è anche un elegante "Cavaradossi" disegnato da Vincenzo La Scola che in questa occasione si riconferma tenore tenore di altissimo spessore non soltanto in virtù della sua voce, inconfondibile per pienezza, calore ed intensità, ma anche per la sua musicalità educatissima e raffinata ...

"TOSCA" APPASSIONATA ENTUSIASMA L'ARENA - di Carla Moreni (Avvenire del 22/07/1998)

... Dessì - La Scola sono una bella coppia. Lui, che parlando in termini strettamente musicali è il migliore della compagnia, disegna un Cavaradossi di nobile profilo. Forse più vicino al Gattopardo che all'appassionato pittore romano, misurato nei gesti, così è nella voce, con quel bel velluto che mai si scompone per la tentazione di concedere un fremito di più alla brama di urlo, mai sopita in Arena. Eppure vince: il suo "E lucean le stelle" sostenuto nella notte aperta dai bei suggerimenti dell'orchestra, corre sul filo dell'emozione sul pubblico a migliaia e viene siglato alla fine da un applauso esplosivo come un boato ...

UNA TOSCA CON LA "OLA" - di Angelo Foletto

... Un pubblico da grande serata, eccitato preventivamente da una serie di "ole" calcistiche, ha promosso sul campo i due protagonisti. Applausi a scena aperta, a partire da "Recondite armonie" con cui s'è svelato l'animo eroico-passionale del pittore patriota Cavaradossi, al secolo il tenore Vincenzo La Scola sempre più attratto dai ruoli drammatici. La sua voce, irrobustita con intelligente progressione tecnica e di repertorio, è rimasta bella e sotto controllo in ogni registro; ciò gli consente di cantare bene, innanzitutto, e di definire il personaggio con sottolineature di carattere risolute ma senza sporcarne la purezza ...

ERNANI

...Vincenzo La Scola nel ruolo protagonistico: una somma di particolari espressivi oltre alla cura della dizione, chiara e ben delineata. La flessibilità del fraseggio toccava punte espressive in quel declinare del suono sul suo 'Ernani fia perduto' che s'irradiava poi sulla malinconia della cavatina. E ancora i begli accenti e la rifinitura del fraseggio avevano modo di rivelarsi nel ritmo fatale del patto con Silva, nella linea soft del duetto con Elvira, nelle venature di 'Forse fu vana illusion la mia', e la densità vocale di 'Solingo, errante, misero' fino ai toccanti lamenti estremi ha disegnato un accurato profilo di Ernani con cui il tenore palermitano ha dimostrato l'approfondita indagine del personaggio...